Peperoni  ripieni gratinati completamente Vegan 

Ciao Cuochini e cuochesse…

Ecco una  ricettina fresca di serata… di cui sono rimasta immensamente soddisfatta .. Mirco a fine cena mi ha pure chiesto dove ero stata a comprare la carne :/ che potrebbe essere anche un complimento che ne so.. 🙂  no???

INGREDIENTI

  • 6 peperoni Bio maturi
  • 1 cipolla Bio o uno scalogno
  • 5-6 pomodori Bio maturi mediamente  grandi
  • 1  scatola di ceci già  lessati (circa 170gr)
  • Due bicchieri di pangrattato  (circa.. io ho fatto ad occhio)
  • Sale (e pepe  facoltativo.. io non l ho messo)
  • Origano, erba cipollina, noce moscata
  • Olio Bio extravergine  (un po’ 😛 )

COME SI FANNO

Accendere il forno statico a 220 °C e lasciare riscaldare  bene.

Mettere a bollire un pentolino con acqua e portare a bollore. Quando bolle mettete i pomodori e alla ripresa del bollore spegnere immediatamente. Versare i pomodori in colino e freddarli con acqua corrente. Mettere nel frullatore la cipolla e i ceci ben lavati dall’acqua  di confezionamento. Frullare bene. . Se troppo sodo aggiungere un cucchiaio di olio.  Mettere da parte in una ciotola capiente. Pelare i pomodori fredda ti è provarlo dei semi e degli eventuali fiacco verdi interni.  Mettere i pomodoro nel frullatore  e frullati bene. Aggiungere il pomodoro ai ceci e mescolare.. mettere le spezie ed aggiustare di sale.. mettere un po di olio e assodato con il pangrattato.

Lavare bene i peperoni  e tagliarli nel senso della lunghezza  a metà : privarli dei semi e dei filamanti bianchi.  Fare dei buchi con una forchetta.

Mettere un foglio di carta da forno in una leccarda e appoggiare i peperoni passando sopra un filo d’olio ;  riempire i peperoni  a barchetta con il composto preparato.. passare un altro filo d’olio  e spolverare  con un altro pizzico di pangrattato e infornare nel ripiano in basso del forno lasciando la temperatura  ma girando se l avete alla modalità  ventilata.

Cuocere  per circa 20-25 minuti.. buono gnam gnam 🙂
Papina

tzatziki

ciao cuochini e cuochessine!

sono tornata dopo una vita…

ricetta super estiva.. super velkoce… provatela con crakers intergali di pasta madre o anche nei veg burger!!! 😛 mmmmmmmmmm

tzaziki

INGREDIENTI

  • 1 cetriolo bio
  • 1 vasetto di yogurt GRECO bianco (circa 17o gr)
  • 1 spicchio di aglio rosso bio
  • sale
  • (pepe facoltativo)

 

COME SI FA

frullare il cetriolo con la buccia in un frullatore,  insieme allo spicchietto d’aglio….scolare un po’ l’eventuale acquetta che ne esce.   mescolare in una ciotolina il cetriolo frullato, lo yogurt  e aggiustare con il sale senza esagerare. mettere una mezz’oretta in frigo e servire ben freddo girando bene prima di servire!

buono gnam gnam!! 😛

Papina

YULE

Yule

La notte del Solstizio d’Inverno è la più lunga dell’anno, poi magicamente, piano piano, con la lentezza tipica del freddo invernale, le giornate ricominciano a poco a poco ad allungarsi. la Parola Solstizio deriva dal Latino Sol Stat: il sole per circa tre giorni sorge magicamente nello stesso punto. Il giorno 22 dicembre 2015, alle ore 04.41, si verifica il solstizio d’inverno e si entra ufficialmente nell’inverno astronomico.

yule solstice

Questo è l’ennesimo momento di passaggio dell’anno: il respiro della natura è come sospeso, in attesa di una trasformazione. Alcune antichissimi riti e valenze simboliche si ritrovano nei festeggiamenti di Natale e Capodanno. C’erano due temi principali: uno è la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino, l’altro a tema vegetale, narra la sconfitta del Re Agrifoglio, il Re dell’Anno Calante,  e la celebrazione del trionfo del Dio Quercia, Re dell’Anno Crescente.

yule king

Anticamente le persone si sentivano più integrate all’interno del misterioso cerchio della vita e credevano che ogni piccola azione potesse avere una qualche influenza: se il Sole moriva, bisognava impegnarsi alla rigenerazione del sole: si accendevano fuochi e grandi falò, per sostenere la forza e incoraggiare la ripresa del sole.

Per i Celti, rinasce proprio in questo giorno Re Artù, che dormiva nella montagne gallesi, aspettando di portare pace e prosperità.

I monumenti megalitici della preistoria sono preziosissime testimonianza di questi rituali: tra tutti, quello di Newgrange eretto verso il 3200 a.C. un raggio del sole che sorge all’alba del Solstizio d’invero percorre un lungo e strettissimo corridoio per illuminare una piccolissima cella interna

solstice-2007

i Celti diranno più tardi che a Newgrange era sepolto Lugh, Dio della Luce, e quello era tomba e utero della sua rinascita.

Il Natale è la versione Cristiana della rinascita del Sole: fu Papa Giulio I  intorno al 350 d. C. a fissarlo nella data attuale del 25 dicembre, che fino ad allora era la data della festa pagana del Sole Invincibile, istituita dall’Imperatore Aureliano, per celebrare il Sole come divinità che governa tutto il cosmo. La nuova religione cristiana assorbì gran parte dei significati di questa festa, e pure le usanze legate alla festività nord europea di YULE: in norvegese IUL significa “ruota” ad indicare la Ruota dell’Anno, intero ciclo delle stagioni e delle divinità.

A Roma soprattutto nel periodo dal 17 al 23 dicembre venivano celebrati i Sturnali: in ogni villaggio veniva nominato un Re che regnava per una settimana tra banchetti, giochi e orge, mentre gli schiavi prendevano il posto dei padroni e viceversa, richiamando un antica epoca di uguaglianza e abbondanza, al tempo in cui aveva regnato Saturno. Era concesso il gioco d’azzardo e i dadi: sortes  appunto i dadi in latino, nome che richiama la lettura di possibili destini. la tombola moderna ha ereditato questo valore, con i suoi significati scherzosi attribuiti ai 90 numeri, mentre ancora oggi si portano avanti le antiche usanze divinatorie, secondo le quali osservando i 12 giorni che separano il Natale dall’Epifania, si predice il tempo metereologico sui venturi 12 mesi dell’anno; lo facevamo anche con i miei amatissimi nonni ❤

Le celebrazioni “vegetali” del Dio Quercia e Dio Agrifoglio sono tutt’ora presenti attraverso le decorazioni natalizie utilizzando piante sempreverdi:

yule christmas tree

L’albero di Natale, l’Abete, rappresenta per le mitologie nordiche, l’Albero del Cosmo, e ci mettiamo luci e frutti dorati per celebrare il mito solare. Attraverso il lungo tronco dell’Albero Cosmico,  dei, Sciamani, ed eroi, viaggiavano da un mondo all’altro perché come tutti i momenti di passaggio i veli tra i mondi sono sottili e con il buio gli spiriti sono liberi di girare. Fu Martin Lutero ad introdurre nelle religione cristiana l’albero di Natale, Tannenbaum, parola collegata a Tinne o Glas-Tin, alberi sacri ai celtici; la parola Tin o Tanne era usata per quercia sempreverde, da qui il Tannino estratto dalla corteccia e un ulteriore richiamo al Dio Quercia.

L’agrifoglio invece con le sue bacche rosse allude al Sole e le ghirlande di agrifogli simboleggiano la Ruota dell’Anno.

agrifoglio yule wicca

per la loro associazione con il Dio dell’Anno Calante, il Dio Agrifoglio, in Irlanda ancora oggi, subito dopo Natale, le decorazioni in Agrifoglio vengono spazzate via perché porta sfortuna conservare i simboli dell’anno vecchio. L’agrifoglio è collegato folkloricamente all’EDERA, simbolo di vita e di Rinascita, a motivo della sua crescita a spirale ed era usata nelle antiche usanze britanniche per le decorazioni.

Anche la Renna fa parte della simbologia tipica di questo momento: per i popoli siberiani e scandinavi, esse rappresentavano la personificazione del Grande Spirito Renna, che si poteva adirare con gli umani e spettava agli sciamani andare  cercarlo per cercar di placare e a cercare una  riconciliazione: gli facevano fare indigestione del fungo Ammanita Muscaria, di cui vanno particolarmente ghiotte, e poi gli sciamani ne bevevano le urine. Il fungo, rosso picchiettato di bianco (il fungo delle fate nelle illustrazioni nei libri di fiabe) ricorda il cappello di Babbo Natale, che porta doni, così come gli sciamani riportavano doni sacri dai loro viaggi.

C’è anche la MELA nel simbolismo, che  compariva già a Samhain, e poteva essere appesa ai rami dei sempreverdi per celebrare la Vigilia di Natale, ma che indicava soprattutto la continuità della vita spirituale che si manifesta nel continuo ciclo delle stagioni. Veniva come dicevo sopra per i fuochi, mimato il ritorno del sole, e questo avveniva adornando i sempreverdi con i simboli di abbondanza, le mele appunto, ma anche diu luce e di primavera, quindi frutti e candele accese: anche il Sidro la bevanda  di mele risente di questa usanza dell’uso delle mele durante il Solstizio invernale.

A Yule veniva poi  fatta mangiare agli animali, la Fanciulla del Grano, la bambola costruita con le ultime spiche dell’ultimo covone mietuto, che veniva conservata fino a questo giorno dell’anno in segno propiziatorio, oppure in molte regioni europee c’è ( o c’era) la tradizione di spargere le ceneri del Tronco di Natale sui campi di grano.

tronco ceppo Natale

tra tutte forse è proprio la tradizione del Ceppo di Natale che fonde in un unico simbolo il mito della luce solare e la divinità vegetale del Dio che muore e poi rinasce dalle proprie ceneri: di solito è in legno di Quercia, l’albero del Dio Crescente, trionfante al Solstizio d’Inverno, che veniva portato nelle case la sera prima, la vigilia, e ornato di sempreverdi e innaffiato di vino e caseo o dal più giovane o dal più anziano della famiglia. Spento  il giorno dopo, veniva riacceso nelle fatidiche 12 notti, fino all’Epifania, la cenere veniva poi sparsa nell’Orto contro o parazziti e sulle travi di casa a protezione dei fulmini. I suoi carboni venivano riaccesi quando minacciava la grandine. il pezzo che restava era conservato per accendere il ceppo dell’anno successivo, simbolo della forza della vita che passa da una modalità di esistenza ad un altra, in un ciclo senza fine. Tutt’oggi il ceppo sopravvive nelle nostre case anche in forma di dolce tipico per chi non ha il camino in casa.

il ciocco ci porta al Pettirosso, uccellino che amo,  tramite un antica credenza:

pettirosso Natale neve

il nome inglese dell’uccellino è Robin Redbreast, che richiama a Robin Hood, in quanto Hood significa Ciocco di legno. Nel ceppo di legno di quercia si credeva vivesse questo spirito. il pidocchio del legno che fuggiva all’accensione del ceppo veniva chiamato “Cavallo di Robin Hood”:  Robin stesso fuggiva dal camino sotto forma di pettirosso e a Yule andava a combattere contro il Dio dell’Anno Calante.

Per Gli Ittiti il Dio Alau, che significa Ciocco, personificava il Destino: è così che il ceppo ci  riporta al significato più autentico della festa per il Solstizio d’Inverno: il grade cerchio dell’essere, la Ruota dell’Anno, dove luce e buio, morte e vita, passato e futuro si intrecciano  e trasformano l’uno nell’altro, in questa eterna danza cosmica che è il destino di tutto ciò che esiste.

La pianta sacra del Solstizio è il VISCHIO

vischio

pianta simbolo della vita, in quanto le sue bacche bianche e traslucide  somigliano allo sperma maschile. e anche il Vischio viene dalla quercia. Il vischio era la pianta sacra ai Druidi, considerata una pianta discesa dal cielo, figlia del fulmine e quindi di discendenza divina. è il sacro albero dell’eternità e racchiude in se sia il simbolismo dell’eternità che quello dell’istante, rigenerazione ed immortalità.  Era considerata magica e curativa e venivano ricavati vari unguenti.

Celebrare Yule

cos’’ì come la Natura riposa per prepararsi a vivere un altro completo ciclo, anche noi dovremmo riverberare questo stato naturale e fare una pausa, staccare, provare a rigenerarci: ben vengano durante le vacanze di Natale, spazi per la lettura, la meditazione, esercizi di rilassamento e training autogeno (di cui sto facendo un corso per condurlo); molto buono sarebbe anche l’idromassaggio, che è una pratica sia rilassante che simbolicamente richiama acque uterine da cui vogliamo rigenerarci e rinascere per l’anno a venire.  tutte cose che sono davvero all’antitesi con la frenesia consumistica e l’ipocrisia del periodo natalizio…

possiamo decorare le nostre case con piccoli soli, e salutare il sole appena si aprono le finestre al mattino…possiamo, se abbiamo la fortuna di possedere un camino, accendere un Ceppo di legno, ma se non lo abbiamo lo potremmo accendere in giardino ornato di agrifoglio edera e betulla…

se non abbiamo la possibilità del ceppo, potremmo comunque accendere una candela, io le adoro, le accendo spesso…

possiamo dire “Benvenuta luce del nuovo sole”… possiamo bruciare incensi di pino e cannella…

potremmo fare come  nella tradizione celtica-Bretone e fare un ramo dei desideri: andrebbe fatto 9 giorni prima del solstizio.. ma vabbè… si prende un rametto secco e si dipinge d’oro… si appende all’ingresso di casa con un pennarello e dei biglietti rossi: ognuno scrive nei biglietti un desiderio, e il ramo verrà poi bruciato nel camino ( beato chi ce l’ha ) insieme al ceppo… quando i nostri desideri bruceranno, il fumo dei bigliettini salirà sempre più in alto  fino ad andare a toccare le entità celesti e chissà magari esauditi…

possiamo anche buttare via il superfluo, per rigenerare spazio e sentimenti: una bella pulizia per aspettare il nuovo Sole, il Sole Nascente (a Imbolc, 2 febbraio)…

si possono regalare candele, o accenderle nella propria casa per favorire  la meditazione, la pace spirituale, fare atmosfera magica nella nostra casa!

pensare a quello che desideriamo e lasciarci cullare dagli abbracci di chi amiamo veramente!!!

Happy Yule e buone feste…..

un bacio grandissimo..

:* smuakkeve

la vostra Papina

Notizie tratte da “Feste Pagane” di Roberto Fattore e da vari siti in Internet.

Cliccando su ciascuna foto, si verrà invitai alla fonte da cui l’ho prese

Avena con ceci e carote

Salve cuochine e cuochessini!!!

oggi vi faccio vedere una ricetta buonissima con l’avena, che non avevo mai mangiato, e che invece mi ha stupito moltissimo.. tanto che poi l’ho rifatta varie volte! i miei ingredienti sono per due persone come piatto unico…

avena ceci carote

cosa serve

  • 200 gr di avena biologica
  • 250 gr di ceci già cotti ( si lo so.. sono pigra!!!)
  • 2 cipolle medie (circa 200 gr)
  • 2 carote  (circa 100 grammi)
  • olio Extravergine d’Oliva
  • 1 rametto di rosmarino bio (dell’orto… nel mio caso del balcone)

Utensili da sporcare

  • pentola per lessare l’avena
  • padella capiente- wok
  • palettine di legno- scolapasta

come si fa

Si mette la pentola nel fornello con dell’ acqua e un pizzico di sale, si aspetta il bollore e si mette  giù l’avena e si fa cuocere per 20 minuti (devo provare a vedere in pentola a pressione!) .. intanto si affettano sottilmente le cipolle e si fanno rosolare  in una padella con dell’olio.. poi si aggiungono le carote fatte a fettine (io uso l’utensile per fare le scaglie di parmigiano! è fantastico) e poi  si mette a rosolare con le carote anche il rametto di rosmarino! si lavano bene i ceci dall’acqua del barattolo in cui erano, nello scolapasta sotto l’acqua corrente, e quando sono un po’ andare le carote si aggiungono i ceci.  Si scola l’avena , lasciando mezzo bicchiere di liquido, e si mescola tutto insieme nella padella aggiungendo l’acqua che non abbiamo buttato via.. si lasciano andare gli ingredienti tutti insieme fino al completo assorbimento dell’acqua e poi si serve!!!! davvero  un piatto delizioso!!! buon appetito!!! 😛

la vostra pazza sperimentatrice Papina

SAMHAIN

Adoratissimi Cuochine e Cuochini…!!!

Domani è Halloween, ma per i celti è Samhain, in gaelico irlandese si pronuncia SOUIN e significa fine dell’estate.

Samhain è il CAPODANNO CELTICO:  infatti secondo i Celti l’ anno iniziava con la sua parte oscura allo stesso modo che i giorni iniziano di notte ( è così anche per noi!).

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si iniza a festeggiare al tramonto precedente, infatti quella che per noi è Halloween viene da ALL HALLOW’S EVE  cioè vigilia di Ognissanti, e sulla ruota dell’anno è l’opposto di MayEve, a BELTANE, il 1 maggio!

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nella tradizione celtica questi giorni di passaggio non appartengono a nessun tempo, né al passato né al futuro, sono giorni magici, scintille di eternità, “tempo oltre il tempo”,  e si pensava di sfruttarli per entrare nell’Altro Mondo, e le energie dell’Altro Mondo possono entrare allo stesso modo nel nostro vivere quotidiano. Samhain è il capodanno, l’inizio di un nuovo anno, in cui il velo del tempo si solleva e si può comunicare ad altri livelli di esistenza: i vivi possono visitare il mondo dei morti e i morti posson tornare tra i vivi. Addirittura secondo la cultura celtica,  trovandoci nella parte oscura dell’anno, nell’oceano, nel buio, tutti i giorni fino al solstizio d’inverno,Yule, è tempo di contatti con  spiriti ed entità dell’altro mondo perchè le porte di Sidhe, l’aldilà celtico, sono aperte!

A Samhain si celebra la fine, la perdita, ma lo si fa con allegria come facevano gli antichi celti. C’era l’usanza di spegnere tutti i fuochi delle case e ritrovarsi nelle colline dove si aspettava il momento del passaggio con un certo timore, poi i Druidi, i sacerdoti celtici accendevano un grande falò e ciascuno prendeva poi un rametto e portava quel fuoco nelle proprie case riaccendendo il proprio fuoco!

tutt’oggi è rimasta la ritualità del fuoco, che si accende dentro zucche intagliate, la Jack’oLantern, in antichità si accendeva dentro l rape, in Umbria, usa la sera dei Santi ( l’1 novembre) accendere un lumino in casa, anche dentro i camini spenti!

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c’è una sorta di timore riverenziale di avvicinarsi all’Altro mondo ma anche serenità e voglia di festeggiare: la fine si festeggia con gioia, dalla morte può generarsi nuova vita, il simbolo emblematico è il seme che si mette nel grembo della terra, morirà durante l’invero ma dalla sua morte, ci sarà una nuova pianta che nascerà in primavera!

i cibi sacri son nocciole, mele e noci, soprattutto le mele, che se spaccate orizzontalmente nella parte dei semi hanno una stella a cinque punte, uno dei simboli celtici per eccellenza!

l’usanza del Dolcetto (o scherzetto!) deriva dalla tradizione antica di offrire il cibo ai defunti, ci sono tantissimi cibi tipici, a Perugia ad esempio abbiamo le buonissime Fave dei Morti, con la pasta di mandorle!

un altro simbolo è la doppia spirale, un filo della morte e l’altro della rinascita dalla morte stessa! ma Samhain non è solo un periodo di morte ma anzi di grande rinascita soprattutto interiore: infatti si può approfittare dei giorni bui per fare il punto di quel ci serve e quello che va buttato via, una riflessione sulle persone attorno a noi che ci provocano solo grande  malessere e che vanno allontanate, e una presa di coscienza dei nostri sogni, degli obbiettivi da raggiungere e quelli che abbiamo raggiunto, la mente adesso si trova nella condizione ideale alla meditazione, all’interiorizzazione, si può prestare attenzione ai sogni in cui potrebbero comparire i nostri cari che non sono più con noi e seguire i loro consigli!

bisogna favorire la nostra rigenerazione, lasciarci indietro le cose ormai passate che si possono scrivere su foglietti da bruciare sopra una candela scura accesa, si può spruzzare acqua salata agli angoli delle nostre stanze per purificarle…  fare un punto zero e ricominciare con serenità!

buon capodanno a tutte!  io e il Bobo quest’anno siamo a casa nostra e abbiamo già acceso un  cero grande!! mi mancano i miei amici con i quali dio solito facciamo un gran cenone (come se fosse capodanno appunto!)…

abbiamo anche una piccola zucca in ceramica da andare ad illuminare con una candelina tealight! vado ad accenderla… avrei tante cose da scrivere nei foglietti da bruciare!

buon capodanno celtico a tutte!!! blessed Samhain!

Blessed-Samhain

Call upon the past and celebrate
as the veil thins between the worlds
Honor those who came before us.

Blessed Samhain!

(tradotto  da me:  Invocate il passato e celebratelo, così come il velo  che si assottiglia tra i mondi, Onorate coloro che sono venuti prima di noi. Buon Samhain!)

la vostra Streghetta Papina smuakkeveeee :*

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Equinozio d’autunno, Mabon e feste celtiche

Questo è un post mooolto diverso da tutti gli altri… in quanto voglio condividere con voi la mia passione per gli antichi riti celtici e le feste pagane, perchè secondo me stiamo via via perdendo il contatto con i ritmi naturali della terra, delle stagioni e dei cibi, avendo tutto sempre tutto l’anno…

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intanto metto la Ruota dell’Anno… e pensiamo che  siamo all’equinozio di autunno è Mabon…

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Equinozio sta a significare stessa  luce, infatti, le ore del giorno e della luce si equivalgono, questo succede due volte l’anno quando il sole tocca l’equatore celeste, in autunno e in primavera… il Sole scende sotto stavolta,….

In molti circoli druidici, sacerdoti neopagani che ripresero alcune pratiche della religione celtica, l’equinozio di autunno veniva chiamato Luce dell’acqua, Alban Elued,infatti  la parate superiore

veniva chiamata terra e la parte sottostante l’equatore veniva chiamata acqua…

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la sfera dell’quinozio di autunno viene chiamata appunto acqua.. uno dei “riti” è bruciare una candela blu appunto per ricordare appunto la parte dell’acqua

i miti associati a questo periodo, trattano quasi tutti di figli di dei che vengono rapiti e poi tenuti prigionieri al buio, pure il vino è considerato una bevanda magica perchè  matura nelle botti al buio, e da ebbrezza…

Il nome di Mabon è del giovane dio celtico della vegetazione e dei raccolti e pure lui fu rapito e imprigionato per lunghi anni finchè non fu salvato da Re Artù.. quindi l’in qualche modo l’equinozio è anche la festa della fine del raccolto e tutti i riti sono per ringraziare la Terra della prosperità dei frutti generati dalla Terra-…

la pianta dell’equinozio è la Mora selvatica, che dopo la fine di settembre non dovrebbero esser più mangiate perchè “il diavolo le guasta”

la livello Psicologico , ci si può dedicare alla riflessione e alla contemplazione….è il momento della meditazione, del fare il punto di tutte le cose belle successe durante l’anno, di quelle cose che siamo riuscite a realizzare e di quelle che invece vorremmo fare, dei nostri sogni per io quali è necessari è giusto “riaggiustare il tiro”…

nei rituali oltre a salutare il Dio sole che andrà a dormire per rinascere ad Imbolc (candelora) ringraziamo la Madre Terra  per i doni che ci ha dato, per l’abbondanza, possiamo fare un tavolino (altare mi pare eccessivo… io non mi sono ancora organizzata bene a casa nuova.. di solito uso il terrazzo 😛 )candela blu.. mele.. noci e buona meditazione aq tette :*

Smuakkeve… la vostra Papina

Farro in festa con asparagi, porro e pomodori secchi

Ciao cuochesse e cuochessini!!!

questo piatto è La Primavera in festa!!! Farro asparagi porro  pomodori secchi

useremo i porri.. i vecchi nonni dell’orto… che hanno resistito alle fredde notti invernali. alle gelate e hanno visto stellate straordinarie e cristalli di brina….

porri

e gli asparagi.. i giovai figli dell’orto.. appena spuntati, freschi e teneri…  signori assoluti della primavera!!!

asparagi bio

per me vale come piatto unico, e le dosi si riferiscono a 2 porzioni:

cosa serve

  • 200 g di farro bio da lessare
  • 1 porro bio
  • 4 pomodorini secchi
  • 1 cucchiaino di capperi dissalati
  • 1/2 mazzo di asparagi (dell’orto)- tipo un pugnetto ^__*
  • grana padano da grattare

come si procede

  • Pulire gli asparagi e dividerli spezzettandoli con le mani dalla punta al fusto.. quando si romperanno male e diverranno un pò legnosi, metterli da parte.
  • lessare per 25 minuti il farro in acqua bollente, con la parte dura del fusto degli asparagi.
  • Saltare in 2 cucchiai d’olio EVO il porro a rondelle coi capperi dissalati, unire gli asparagi e 2 mestolini di acqua del farro. unire i pomodorini secchi fatti piccoli a coltello, insieme al porro e agli asparagi.
  • scolare il farro cotto insieme ai gambi e mescolare tutto con gli altri asparagi. saltare bene in padella per amalgamare il tutto e servire con una grattata di Grana Padano.

buon appetito!!!! 😛

la vostra Papina!

:* smuakkeveeeeeeeeeeee

Rotolo veg con verdure spadellate

Ciao A tutti cuochini e cuochessine!!!

oggi vi faccio vedere una ricetta  che è davvero facilissima da fare e oltre a farvi fare un figurone.. sarà anche una cosa salutare!!!

è un rotolo VEGAN quindi senza uova, ne burro, con la besciamella vegan di cui vi ho fatto il post…

Rotolo veg con verdure spadellate

Ingredienti per 2 persone:

  • 12 cucchiai ben abbondanti di farina di ceci
  • acqua quanta ne serve
  • 4 patate
  • 2 carote
  • 1 cespo di insalata belga
  • 2 gambi di sedano
  • un cucchiao di capperi dissalati
  • una dose piccola della besciamella vegan
  • olio extra vergine d’oliva bio

COME SI FA

si lavano le verdure e si fanno a dadini di circa un cm.. si fanno rosolare in padella senza farle cuocere troppo.

dadolata verdure

si prende la farina di ceci e aggiungendo l’acqua a filo formiamo una pastella. salare e pepare a piacere.

pastella farina di ceci

mettere a scaldare una piastra da piadine/crepes.

io sconsiglio fortemente di assaggiare suddetto intruglio da crudo per vedere se sta bene di sale.. piuttosto cuocerne mezzo cucchiaio sulla piastra una volta calda… ma da cruda la farina di ceci ha un sapore che brrrrrrr :/

cuocere due “cecio-piade” sulla piastra fino a che sono belle dorate da entrambi i lati

piadina farina cecipiadina farina ceci cotta

cospargere due cucchiai abbondanti di besciamella su ciascuna piadina poi mettere sopra le verdure e arrotolare con cura

rotolo farina ceci

mettere  la restante besciamella sopra e gratinare leggermente in forno

rotolo farina ceci besciamella veg

servire la piadina  su un letto di insalata fresca e le rimanenti verdure

rotoplo veg farina ceci e dadolata verdure

buon appetito dalla vostra Papina

:* smuakkeve

Besciamella VEG senza burro e senza Roux

Ciao A tutti cuochini e cuochessine!!!

incredibile ma vero!! sto ancora in mezzo a voi!!! se avete avuto piacere di mettere il like avrete visto che la pagina fb è stata viva in tutto questo tempo!!!

oggi vi do una ricetta che non è manco mia è di Elisabetta de Il goloso Mangiar sano per fare la besciamella senza burro e senza roux..quindi che non vi farà uscire matti perchè fa i grumi… 😛

Besciamella VEGAN

DOSE NORMALE

  • 100 g  di farina 0 setacciata
  • 500 ml di latte di soia
  • 2 cucchiai di olio di semi
  • sale un pizzichino
  • noce moscata grattugiata a piacere

DOSE PICCOLA

  • 50 g di farina 0 setacciata
  • 250 ml di latte di soia
  • 1 cucchiaio di olio di semi  ( o 2 piccoli)
  • un pizzichino di sale
  • noce moscata a piacere

Si prende un pentolino e si mescolano tutti gli ingredienti, molto bene, con una frusta.

si mette sul fuoco fino a diventare cremosa.

l’olio si può mettere anche a metà prima della cottura  e metà quando si è rappresa.

buona gratinatura a tutti!!! :*  smuakkeve!

la vostra.. ritornata.. Papina