YULE

Yule

La notte del Solstizio d’Inverno è la più lunga dell’anno, poi magicamente, piano piano, con la lentezza tipica del freddo invernale, le giornate ricominciano a poco a poco ad allungarsi. la Parola Solstizio deriva dal Latino Sol Stat: il sole per circa tre giorni sorge magicamente nello stesso punto. Il giorno 22 dicembre 2015, alle ore 04.41, si verifica il solstizio d’inverno e si entra ufficialmente nell’inverno astronomico.

yule solstice

Questo è l’ennesimo momento di passaggio dell’anno: il respiro della natura è come sospeso, in attesa di una trasformazione. Alcune antichissimi riti e valenze simboliche si ritrovano nei festeggiamenti di Natale e Capodanno. C’erano due temi principali: uno è la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino, l’altro a tema vegetale, narra la sconfitta del Re Agrifoglio, il Re dell’Anno Calante,  e la celebrazione del trionfo del Dio Quercia, Re dell’Anno Crescente.

yule king

Anticamente le persone si sentivano più integrate all’interno del misterioso cerchio della vita e credevano che ogni piccola azione potesse avere una qualche influenza: se il Sole moriva, bisognava impegnarsi alla rigenerazione del sole: si accendevano fuochi e grandi falò, per sostenere la forza e incoraggiare la ripresa del sole.

Per i Celti, rinasce proprio in questo giorno Re Artù, che dormiva nella montagne gallesi, aspettando di portare pace e prosperità.

I monumenti megalitici della preistoria sono preziosissime testimonianza di questi rituali: tra tutti, quello di Newgrange eretto verso il 3200 a.C. un raggio del sole che sorge all’alba del Solstizio d’invero percorre un lungo e strettissimo corridoio per illuminare una piccolissima cella interna

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i Celti diranno più tardi che a Newgrange era sepolto Lugh, Dio della Luce, e quello era tomba e utero della sua rinascita.

Il Natale è la versione Cristiana della rinascita del Sole: fu Papa Giulio I  intorno al 350 d. C. a fissarlo nella data attuale del 25 dicembre, che fino ad allora era la data della festa pagana del Sole Invincibile, istituita dall’Imperatore Aureliano, per celebrare il Sole come divinità che governa tutto il cosmo. La nuova religione cristiana assorbì gran parte dei significati di questa festa, e pure le usanze legate alla festività nord europea di YULE: in norvegese IUL significa “ruota” ad indicare la Ruota dell’Anno, intero ciclo delle stagioni e delle divinità.

A Roma soprattutto nel periodo dal 17 al 23 dicembre venivano celebrati i Sturnali: in ogni villaggio veniva nominato un Re che regnava per una settimana tra banchetti, giochi e orge, mentre gli schiavi prendevano il posto dei padroni e viceversa, richiamando un antica epoca di uguaglianza e abbondanza, al tempo in cui aveva regnato Saturno. Era concesso il gioco d’azzardo e i dadi: sortes  appunto i dadi in latino, nome che richiama la lettura di possibili destini. la tombola moderna ha ereditato questo valore, con i suoi significati scherzosi attribuiti ai 90 numeri, mentre ancora oggi si portano avanti le antiche usanze divinatorie, secondo le quali osservando i 12 giorni che separano il Natale dall’Epifania, si predice il tempo metereologico sui venturi 12 mesi dell’anno; lo facevamo anche con i miei amatissimi nonni ❤

Le celebrazioni “vegetali” del Dio Quercia e Dio Agrifoglio sono tutt’ora presenti attraverso le decorazioni natalizie utilizzando piante sempreverdi:

yule christmas tree

L’albero di Natale, l’Abete, rappresenta per le mitologie nordiche, l’Albero del Cosmo, e ci mettiamo luci e frutti dorati per celebrare il mito solare. Attraverso il lungo tronco dell’Albero Cosmico,  dei, Sciamani, ed eroi, viaggiavano da un mondo all’altro perché come tutti i momenti di passaggio i veli tra i mondi sono sottili e con il buio gli spiriti sono liberi di girare. Fu Martin Lutero ad introdurre nelle religione cristiana l’albero di Natale, Tannenbaum, parola collegata a Tinne o Glas-Tin, alberi sacri ai celtici; la parola Tin o Tanne era usata per quercia sempreverde, da qui il Tannino estratto dalla corteccia e un ulteriore richiamo al Dio Quercia.

L’agrifoglio invece con le sue bacche rosse allude al Sole e le ghirlande di agrifogli simboleggiano la Ruota dell’Anno.

agrifoglio yule wicca

per la loro associazione con il Dio dell’Anno Calante, il Dio Agrifoglio, in Irlanda ancora oggi, subito dopo Natale, le decorazioni in Agrifoglio vengono spazzate via perché porta sfortuna conservare i simboli dell’anno vecchio. L’agrifoglio è collegato folkloricamente all’EDERA, simbolo di vita e di Rinascita, a motivo della sua crescita a spirale ed era usata nelle antiche usanze britanniche per le decorazioni.

Anche la Renna fa parte della simbologia tipica di questo momento: per i popoli siberiani e scandinavi, esse rappresentavano la personificazione del Grande Spirito Renna, che si poteva adirare con gli umani e spettava agli sciamani andare  cercarlo per cercar di placare e a cercare una  riconciliazione: gli facevano fare indigestione del fungo Ammanita Muscaria, di cui vanno particolarmente ghiotte, e poi gli sciamani ne bevevano le urine. Il fungo, rosso picchiettato di bianco (il fungo delle fate nelle illustrazioni nei libri di fiabe) ricorda il cappello di Babbo Natale, che porta doni, così come gli sciamani riportavano doni sacri dai loro viaggi.

C’è anche la MELA nel simbolismo, che  compariva già a Samhain, e poteva essere appesa ai rami dei sempreverdi per celebrare la Vigilia di Natale, ma che indicava soprattutto la continuità della vita spirituale che si manifesta nel continuo ciclo delle stagioni. Veniva come dicevo sopra per i fuochi, mimato il ritorno del sole, e questo avveniva adornando i sempreverdi con i simboli di abbondanza, le mele appunto, ma anche diu luce e di primavera, quindi frutti e candele accese: anche il Sidro la bevanda  di mele risente di questa usanza dell’uso delle mele durante il Solstizio invernale.

A Yule veniva poi  fatta mangiare agli animali, la Fanciulla del Grano, la bambola costruita con le ultime spiche dell’ultimo covone mietuto, che veniva conservata fino a questo giorno dell’anno in segno propiziatorio, oppure in molte regioni europee c’è ( o c’era) la tradizione di spargere le ceneri del Tronco di Natale sui campi di grano.

tronco ceppo Natale

tra tutte forse è proprio la tradizione del Ceppo di Natale che fonde in un unico simbolo il mito della luce solare e la divinità vegetale del Dio che muore e poi rinasce dalle proprie ceneri: di solito è in legno di Quercia, l’albero del Dio Crescente, trionfante al Solstizio d’Inverno, che veniva portato nelle case la sera prima, la vigilia, e ornato di sempreverdi e innaffiato di vino e caseo o dal più giovane o dal più anziano della famiglia. Spento  il giorno dopo, veniva riacceso nelle fatidiche 12 notti, fino all’Epifania, la cenere veniva poi sparsa nell’Orto contro o parazziti e sulle travi di casa a protezione dei fulmini. I suoi carboni venivano riaccesi quando minacciava la grandine. il pezzo che restava era conservato per accendere il ceppo dell’anno successivo, simbolo della forza della vita che passa da una modalità di esistenza ad un altra, in un ciclo senza fine. Tutt’oggi il ceppo sopravvive nelle nostre case anche in forma di dolce tipico per chi non ha il camino in casa.

il ciocco ci porta al Pettirosso, uccellino che amo,  tramite un antica credenza:

pettirosso Natale neve

il nome inglese dell’uccellino è Robin Redbreast, che richiama a Robin Hood, in quanto Hood significa Ciocco di legno. Nel ceppo di legno di quercia si credeva vivesse questo spirito. il pidocchio del legno che fuggiva all’accensione del ceppo veniva chiamato “Cavallo di Robin Hood”:  Robin stesso fuggiva dal camino sotto forma di pettirosso e a Yule andava a combattere contro il Dio dell’Anno Calante.

Per Gli Ittiti il Dio Alau, che significa Ciocco, personificava il Destino: è così che il ceppo ci  riporta al significato più autentico della festa per il Solstizio d’Inverno: il grade cerchio dell’essere, la Ruota dell’Anno, dove luce e buio, morte e vita, passato e futuro si intrecciano  e trasformano l’uno nell’altro, in questa eterna danza cosmica che è il destino di tutto ciò che esiste.

La pianta sacra del Solstizio è il VISCHIO

vischio

pianta simbolo della vita, in quanto le sue bacche bianche e traslucide  somigliano allo sperma maschile. e anche il Vischio viene dalla quercia. Il vischio era la pianta sacra ai Druidi, considerata una pianta discesa dal cielo, figlia del fulmine e quindi di discendenza divina. è il sacro albero dell’eternità e racchiude in se sia il simbolismo dell’eternità che quello dell’istante, rigenerazione ed immortalità.  Era considerata magica e curativa e venivano ricavati vari unguenti.

Celebrare Yule

cos’’ì come la Natura riposa per prepararsi a vivere un altro completo ciclo, anche noi dovremmo riverberare questo stato naturale e fare una pausa, staccare, provare a rigenerarci: ben vengano durante le vacanze di Natale, spazi per la lettura, la meditazione, esercizi di rilassamento e training autogeno (di cui sto facendo un corso per condurlo); molto buono sarebbe anche l’idromassaggio, che è una pratica sia rilassante che simbolicamente richiama acque uterine da cui vogliamo rigenerarci e rinascere per l’anno a venire.  tutte cose che sono davvero all’antitesi con la frenesia consumistica e l’ipocrisia del periodo natalizio…

possiamo decorare le nostre case con piccoli soli, e salutare il sole appena si aprono le finestre al mattino…possiamo, se abbiamo la fortuna di possedere un camino, accendere un Ceppo di legno, ma se non lo abbiamo lo potremmo accendere in giardino ornato di agrifoglio edera e betulla…

se non abbiamo la possibilità del ceppo, potremmo comunque accendere una candela, io le adoro, le accendo spesso…

possiamo dire “Benvenuta luce del nuovo sole”… possiamo bruciare incensi di pino e cannella…

potremmo fare come  nella tradizione celtica-Bretone e fare un ramo dei desideri: andrebbe fatto 9 giorni prima del solstizio.. ma vabbè… si prende un rametto secco e si dipinge d’oro… si appende all’ingresso di casa con un pennarello e dei biglietti rossi: ognuno scrive nei biglietti un desiderio, e il ramo verrà poi bruciato nel camino ( beato chi ce l’ha ) insieme al ceppo… quando i nostri desideri bruceranno, il fumo dei bigliettini salirà sempre più in alto  fino ad andare a toccare le entità celesti e chissà magari esauditi…

possiamo anche buttare via il superfluo, per rigenerare spazio e sentimenti: una bella pulizia per aspettare il nuovo Sole, il Sole Nascente (a Imbolc, 2 febbraio)…

si possono regalare candele, o accenderle nella propria casa per favorire  la meditazione, la pace spirituale, fare atmosfera magica nella nostra casa!

pensare a quello che desideriamo e lasciarci cullare dagli abbracci di chi amiamo veramente!!!

Happy Yule e buone feste…..

un bacio grandissimo..

:* smuakkeve

la vostra Papina

Notizie tratte da “Feste Pagane” di Roberto Fattore e da vari siti in Internet.

Cliccando su ciascuna foto, si verrà invitai alla fonte da cui l’ho prese

CROSTATA DI FRUTTA totalmente veg

Ciao a Tutti…cuochesse e cuochessini!!!

questa ricetta è per tutti coloro che sono convinti, una tra tutti mia mamma, che un dolce senza uova  non sia una vero dolce e che non si possa fare una crema pasticcera SENZA UOVA…

beh.. per fare QUESTA crostata di frutta non ho usato uova, ne burro.. ma solo latte (vegetale)…

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PER REALIZZARLA  OCCORRE

  • fare la pasta frolla e cuocerla
  • fare la crema senza uova e metterla a freddare
  • pulire le fragole del nostro orto (queste che vedete sotto)  o prenderle bio…

PASTA FROLLA  per una tortiera apribile da 26 cm di diametro

  • 250 gr farina 00 (io uso la Molino gatti per dolci)
  • 75 gr di zucchero di canna integrale
  • 1 cucchiaio di amido di mais
  • 60 gr di olio di semi
  • 2 cucchiai di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • 1 pizzico di cannella (ma anche no che poi si sente tanto e copre il sapore!) 😛
  • 1 bicchiere di latte vegetale

si impastano tutto gli ingredienti secchi e poi si aggiunge il latte per amalgamare  il tutto… si lavora un pò sulla spianatoia di legno e poi si fa riposare in frigo  (25- 30 minuti) fintanto che il forno si scaldi a 175 °C… e si cuoce per circa 15 minuti a forno statico.. poi si fa freddare su una gratella rialzata

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PER LA CREMA PASTICCERA VEGAN

  • 25 gr di amido di mais (maizena)
  • 250 ml di latte
  • 10 gr di zucchero di canna integrale
  • 1 cucchiaio di sciroppo di riso
  • (cannella & curcuma per colorare ma a piacere)

io ho messo prima lo zucchero e l’amido di mais e  lo sciroppo di riso.. piano piano senza fare grumi ho aggiunto il latte TUTTO A FREDDO mescolando con la frusta! poi ho messo tutto nel fornellino e GIRANDO SEMPRE  ho aspettato che si addensasse.. all’inizio  vi sembrerà di aver formato un impasto LIQUIDISSIMO.. poi una volta sul fornello, così come accade per la mayonese.. ALL’IMPROVVISO SI ADDENSERà!

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copritelo con una pellicola e fateci i buchetti con i rebbi di una forchetta perchè altrimenti farà la crosticina sopra come è successo a m e vi farà i grumi!!! quando è ben fredda adagiatela della base della crostata

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a questo punto lavano e puliscono le fragole e si fanno scolare bene poi si guarnisce la torta come da foto in alto!!!

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buona torta a tutti!!! ^____^

spero che questa ricetta vi piaccia.. ovviamente LE FRAGOLE POSSONO ESSERE SOSTITUITE CON QUALUNQUE FRUTTA VOI ABBIATE!!!

un bacione smuakkeve :*… la vostra Papina

Mele in Gelatina Rossa- ricetta venezuela-

Ciao a tutti!!! non sono sparita.. ho “panfortato” tanto e cucinato pesce e fatto esperimenti vari…anche Veg  e la cosa meglio riuscita è la maionese… ma quello che voglio proporvi adesso è  un dessert, anzi un modo raffinato di servire un frutto semplice, di una semplicità inaudita e che vi farà fare un super figurone!!!

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Per questa ricetta devo Ringraziare Marisela, che me l’ha fatta scoprire ed assaggiare :))) che è la signora venezuelana che sta sopra a me.. lei dice che questo piatto andrebbe accompagnato con dei biscottini fatti con la Maizena, ma non si ricorda bene come vanno fatti e dovrà sperimentare pure lei…

inoltre io ho usato della gelatina alla fragola… ma se non l’avete potete usare quella normale ( e colorarla a piacere o lasciarla chiara e dolcificarla a piacere!!! )

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INGREDIENTI per 6 persone

  • 5- 6 Mele Rosse italiane -bio se possibile-
  • Acqua
  • una stecca di cannella
  • chiodi di garofano 5 – 7 circa
  • Zucchero di canna un cucchiaio
  • Gelatina (+ altra acqua per la gelatina a secondo come c’è scritto nella confezione!)
  • foglioline di menta per guarnire (facoltative)

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COME SI PREPARANO

Si lavano molto bene le mele sbucciano lasciando la parte superiore e inferiore ed il picciolo. Si mettono le mele e le bucce,  in una pentola ,  a cui aggiungiamo acqua che le ricopra per circa 2/3 (due terzi)  lo zucchero, la stecca di cannella e i chiodi di garofano e lasciamo bollire per circa 15-20 minuti col coperchio.

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passati i minuti buchiamo con uno stuzzicadenti per verificare la cottura… la mela dovrà rimanere un pò tosta e non spappolarsi…

a questo punto le disponiamo in un vassoio in vetro trasparente e facciamo la Gelatina a seconda del tipo che abbiamo… seguendo il procedimento della scatola!!!!! e la mettiamo nel contenitore con le mele.. e lasciamo freddare (io avevo coperto con un foglio di alluminio sbucherellato e messo in terrazza per una paio d’ore!!!).. quando è tutto freddo mettere nel freezer per una mezz’ora e poi in frigorifero!!

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Quando sono fredde e la gelatina è ben rappresa decorare a piacere con le foglioline di menta e conservare in frigo!!!

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et voilà!!!! con questo piatto rosso, festoso e genuino, vi faccio i miei più sinceri auguri per un sereno 2014

buon anno

un bacione :* smuakkeve.. la vostra Papina

Canestrini festosi di frutta

partiamo con qualche idea Natalosa.. anche se il boom già ve lo anticipo ci sarà l’8.. con un post super che ho già preparato e aspetta di essere reso pubblico!!! questi Canestrini sono carinissimi e piuttosto facili da realizzare, e vi faranno fare un figurone con i vostri ospiti o anche solo con  il marito e i figli!!! inoltre è un’idea carina per smorzare un pò i pranzoni da 15 portate di questi venturi giorni festivi…

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guardate quanto sono belli e quanto si presentano bene!

per realizzarli

  • 1 arancio bio per ciascun commensale.. quando svuoteremo l’arancio la sua polpa non la butteremo, anzi, la faremo a cubettini per andare con l’altra frutta della macedonia
  • frutta mista di stagione da regolarsi un pò ad occhio: 1 mela, 1 pera, 1 melagrana, 2 kiwi, uva, tutto possibilmente bio e di qualità
  • 2 limoni  bio (non si sa mai magari c’è poco succo!)
  • 1-2  cucchiai grandi di zucchero di canna

Questa è una preparazione che richiede serenità e pazienza: se andate di fretta lasciate stare!!!

lavare molto bene le arance e  togliete il picciolo se non vi piace, asciugarle con un canavaccio.

con un coltello affilato tagliare prima in verticale e poi in orizzontale  l’arancia per fare i manici del canestrino…  delle 2 fettine che otterremo, rifilare a vivo la polpa e gettare la buccia. Con un coltellino a punta tipo spelucchino e  un cucchiaino procedere a svuotare  l’interno dell’arancio e  tenere la polpa a parte.. farla a pezzi piccoli e metterla in una ciotola.

Adesso laviamo l’altra frutta che abbiamo deciso di usare, la mondiamo (togliamo buccia, torsolo, semi ) e la facciamo a pezzettini piccolini.. mettiamo anche la polpa dell’arancio… spremiamo il limone (se piace prima di spremere il limone si può anche grattugiare la buccia e mettere le zeste insieme alla frutta a pezzi), puliamo bene la melagrana e l’aggiungiamo alla fine…

adesso aggiungiamo lo zucchero (se non piace si lascia com’è) e con un cucchiaino riempiamo i canestrini di arancia..

buon figurone a tutti con questa bella macedonia!!!

la vostra Papina ^__*